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24 Nov 2017

Racconti di viaggio le vacanze di Kit

[testo in italiano]

In early September I arrived in a hot, sticky Barcelona on the verge of revolution. The day after I left the Catalan parliament would approve the independence referendum which dominated national and international news for the following month, and around the city Catalan flags and pro-independence graffiti and posters were a constant reminder of the natives’ restlessness. I met a good friend – and former Anglo American teacher – for tapas and vermouth in Barceloneta, strolled along La Rambla and explored the narrow streets of the Barri Gòtic. My stay here was a short one, though – I had ten more cities to see and almost 2,500km to travel.

 

My next stop was Vitoria-Gasteiz, capital of the Basque Country, which with its contrast between admirably preserved medieval centre and bustling modern outskirts felt to me more like Belgium or Holland than Spain. The grey skies that are traditional in this part of the country reinforced the impression, but the abundance of parks (Vitoria was named European Green Capital in 2012) lend the city a pleasant air of peace and quiet.

 

From Vitoria I took a nine hour train to Santiago de Compostela. This journey in itself had been something I was looking forward to and I was well prepared. With two books and a Kindle, my laptop, my phone, my iPod and my headphones I could quite happily have lived on that train for the rest of the month. Instead I spent most of my time covertly observing the man sitting opposite me, who, for the same journey, had brought nothing – nothing – to do, and spent what eventually became ten hours with delays staring out of the window and fidgeting forlornly.

 

Santiago is a small but beautiful city huddled around an imposing Gothic cathedral said to house the remains of St James the Great, sadly somewhat hidden behind scaffolding while I was there. In the cloisters around the Praza do Obradoiro below the cathedral I stumbled upon a group of musicians in full medieval costume playing lutes, bagpipes and tambourines. The sizeable crowd that had gathered to listen clapped enthusiastically along to Viva España and other traditional tunes, but the band drew its best reaction from a brilliant but incongruous rendition of The Force Theme from Star Wars.

 

After a quick stop in the lively port city of Vigo to visit another friend I arrived in Porto, where I walked along the Douro river and under the city’s famous bridges, sat and drank Super Bock beer by the water and under dazzling blue skies. I also sampled the local delicacy Francesinha which, if you haven’t tried it, is a bit like lasagna, but instead of layers of pasta and meat it’s just layers of meat and then more, different meat, all smothered in melted cheese and served with chips. Delicious, but six weeks later I’m still burning off the calories.

 

Next was Lisbon, where I spent four nights in an AirBnB full of ants, and saw more sights than I can list here. Particular highlights, though, were watching a performance of the traditional Fado music and visiting the Estádio José Alvalade to watch Sporting Lisbon play football. Also possibly the best kebab I’ve ever eaten.

 

After one night in Faro I hopped back across the border into Spain, and to the part of the trip I’d most been looking forward to: Andalusia. Having spent a year studying there in 2011, I couldn’t wait to return, and the week I spent in Seville, Córdoba and Granada, wandering through lavish Moorish palaces, gardens and mosques, eating tapas in sun-drenched squares, reading and watching the world go by was certainly the high point of my journey. Walking through the dark backstreets of Granada on my last night, I ran into a former student from the Anglo American, and while there’s something quite unnerving about hearing your name called late at night in a foreign city where you think you’re all alone, it was a lovely surprise. It also seemed a fitting way to finish my trip. After almost a month, my Iberian adventure was coming to an end, and the real world was waiting.

 

Ai primi di settembre sono arrivato in una Barcellona dal caldo appiccicoso pronta alla rivoluzione. Il giorno dopo la mia partenza il parlamento catalano avrebbe approvato il referendum per l’indipedenza che ha dominato i notiziari locali e internazionali per tutto il mese successivo, mentre le bandiere della Catalogna, i graffiti e i manifesti pro-indipendenza sparsi per la città erano la prova costante dello stato di agitazione della popolazione locale. Mi sono incontrato con un caro amico, un ex-insegnante Anglo American, per mangiare tapas e sorseggiare Martini nella Barceloneta, passeggiare lungo La Rambla ed esplorare le stradine del Barri Gòtic. Un vero peccato che il mio soggiorno lì sia stato così breve, ma avevo altre dieci città da visitare e quasi 2.500 chilometri da percorrere.

 

La mia tappa successiva è stata Vitoria-Gasteiz, capoluogo dei Paesi Baschi, in cui l’accostamento di un centro di origine medievale conservato in modo sorprendente e la vivace e moderna periferia mi hanno fatto pensare più al Belgio o all’Olanda che alla Spagna. Il cielo grigio, caratteristico di questa parte del Paese, ha rafforzato questa mia impressione, anche se la moltitudine di parchi della città (Vitoria è stata nominata capitale verde europea nel 2012) infondeva una piacevole atmosfera di pace e serenità.

 

Da Vitoria ho preso un treno per un viaggio di nove ore fino a Santiago de Compostela. Il viaggio in sé era qualcosa che non vedevo l’ora di fare e mi ero ben attrezzato. Con due libri, il Kindle, il portatile, il cellulare, l’iPod e gli auricolari avrei potuto benissimo trascorrere tutto il mese su quel treno. Invece ho passato gran parte del mio tempo a osservare di nascosto l’uomo seduto di fronte a me, il quale non si era portato nulla, e ripeto nulla, per ingannare il tempo durante il viaggio e ha trascorso quelle che poi sono diventate dieci ore di viaggio a causa dei ritardi guardando fuori dal finestrino agitandosi mestamente.

 

Santiago è una piccola ma bellissima città sorta intorno a un’imponente cattedrale gotica che si dice conservi le spoglie di Giacomo il Maggiore, la quale era purtroppo parzialmente coperta da delle impalcature durante la mia visita. Nei chiostri intorno a Praza do Obradoiro giù dalla cattedrale mi sono imbattuto in un gruppo di musicisti vestiti di tutto punto con costumi medievali che suonavano liuti, cornamuse e tamburelli. La folla considerevole che si era riunita per ascoltare batteva le mani con entusiasmo al suono di Viva España e di altre musiche tradizionali. Tuttavia, la banda ha riscontrato maggior successo da un’interpretazione brillante seppur incongruente di The Force Theme tratta dal film Star Wars.

 

Dopo una breve visita alla vivace città portuale di Vigo per incontrare un altro amico, sono arrivato a Porto, dove ho passeggiato lungo il fiume Douro e sotto i famosi ponti della città, mi sono seduto a bere una birra Super Bock sulle rive del fiume sotto un cielo di una luminosità abbagliante. Ho inoltre avuto modo di provare una tipica prelibatezza chiamata Francesinha che, per chi non la conoscesse, è simile alle lasagne, ma al posto di strati di pasta e carne macinata, è costituita unicamente da strati di carne su carne di diverso tipo, ricoperti da formaggio fuso e accompagnati da patatine fritte. Delizioso, ma dopo sei settimane sto ancora cercando di smaltire le calorie.

 

La mia successiva tappa è stata Lisbona, dove ho trascorso quattro notti in un AirBnB pieno di formiche e visitato così tante attrazioni da non poterle elencare qui. Tra le cose degne di menzione c’è aver assistito a uno spettacolo di musica tradizionale Fado e aver visitato l’Estádio José Alvalade per assistere a una partita di calcio dello Sporting Lisbona. Credo poi di aver mangiato il miglior kebab della mia vita.

 

Dopo una notte a Faro ho preso un volo per tornare indietro in Spagna verso la parte del mio viaggio che aspettavo con più trepidazione: l’Andalusia. Avendo trascorso lì un anno nel 2011 durante i miei studi, non vedevo l’ora di tornarci, e la settimana che ho trascorso tra Siviglia, Cordova e Granada, vagabondando tra le sontuose residenze, i giardini e le moschee di tradizione islamica, mangiando tapas in piazze inondate di sole, leggendo e osservando i passanti, è stata sicuramente la parte migliore del mio viaggio. Mentre camminavo in una delle buie stradine laterali di Granada durante la mia ultima notte, ho incontrato un ex-studente Anglo American. Sebbene sia abbastanza inquietante sentire chiamare il proprio nome a tarda notte in una città straniera dove pensi che nessuno ti conosca, si è comunque rilevata una piacevole sorpresa. Mi è inoltre sembrato il modo migliore per concludere il mio viaggio. Dopo quasi un mese, la mia avventura iberica volgeva al termine e sarei tornato presto alla mia vita normale.

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